IMPOSSIBILE E’ SOLO UNA PAROLA PRONUCIATA DA PICCOLI UOMINI CHE TROVANO PIU’ FACILE VIVERE NEL MONDO CHE GLI E’ STATO DATO, PIUTTOSTO CHE TENTARE DI CAMBIARLO.
IMPOSSIBILE NON E’ UN DATO DI FATTO, E’ UN’OPINIONE. IMPOSSIBILE NON E’ UNA REGOLA, E’ UNA SFIDA. IMPOSSIBILE NON E’ UGUALE PER TUTTI. IMPOSSIBILE NON E’ PER SEMPRE.
IMPOSSIBLE IS NOTHING.
(Muhammed Alì)
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Il pugilato (oppure, dall’inglese: box, in francese: boxe) è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme. E’ uno degli sport più antichi (e più belli) che si conoscano.
Nei graffiti preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso il British museum of London è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà della mesopotania e dell’antico egitto. In Egitto era guardia scelta del faraone Ramses II la tribù guerriera Shardana proveniente dall’isola di Sardegna, dove sono state ritrovate al suo interno numerose statue di pugili del primo millennio che secondo l’archeologo e accademico dei lincei professore Giovanni Lilliu precedono la statuaria greca e gli stessi racconti omerici. L’epica sumera, l’inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh, sono pieni di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali.
Il tempo che ho a disposizione, purtroppo
è molto limitato, per cui dopo mesi di inattività sono riuscito a fare qualche ripresa di sacco, finalmente
… ma che fatica…
Bruno Sgattoni alle riprese…
Nel 1825 si svolse il primo incontro di pugilato, tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un’invasione di campo da parte della folla, la fuga dell’arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori. L’ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi. Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno. Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l’obbligo per l’atro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese che veniva lasciato alla contrattazione tra i pugili. Tuttavia, era facoltà dell’arbitro prolungare l’incontro sino a che non fosse manifesta l’inferiorità di uno dei due contendenti. Rimaneva quindi il concetto che il perdente era colui che soccombeva, soluzione quindi molto prossima a quella del KO.
Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell’incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti.
Intanto, anche se gli impegni e lo stress non mi danno tregua (guarda i ritardi del caro Stefano Mainardi nella fine lavori dello store Offique ), ho rimesso piede in palestra, dopo vari mesi… La passione per il pugilato va oltre ogni problema
…solo nel 1719 vediamo nascere a Londra una scuola moderna di pugilato. Nello stesso anno un certo James Figg si autodichiarò campione di boxe avendo vinto 15 combattimenti e non trovando nessun avversario che avesse il coraggio di sfidarlo. Figg aveva un corpo di atleta, era alto 1.84 cm e pesava 84 kg. Al tempo non si parlava di boxe ma di “nobile arte della difesa”. Naturalmente, oltre al sapersi difendere, a scuola si imparava anche come far valere i propri diritti, i quali erano meglio difesi dopo abbondanti mescite di birra e gin. Non esistevano regole di combattimento e i pugilatori lottavano a mani nude.
Il successore sul trono di Figg, certo Jack Broughton, propose nel 1743 un codice di regole che includevano: l’identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugilatore, l’identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati e cioè: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura. Era inoltre prevista la sospensione dell’incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori erano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto. Non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Era inoltre regola che si facessero scommesse e gli stessi pugilatori scommettevano su se stessi.
Famoso il caso di Johnson Jackling che, forte della sua superiorità, nella seconda metà del 1700 si arricchì grandemente puntando sempre su se stesso. Morì però in povertà, dopo aver suscitato entusiasmi enormi e sperperato la sua fortuna. Vediamoci adesso un po’ “movimento”…
Dopo il post di qualche settimana fa sulle origini della boxe, dal punto di vista fisiologico è interessante capire la divisione in categorie: la forza è una componente essenziale nel confronto. Tuttavia è necessario richiamare il concetto di “quantità di moto“:
quantità di moto = massa x velocità
Maggiore la quantità di moto più devastante è il pugno. La quantità di moto aumenta con la massa del pugno ma anche con la velocità con cui viene sferrato, la velocità, a sua volta, dipende dall’accelerazione impressa al pugno.
Richiamando la relazione fondamentale della dinamica F= M x a (forza uguale a massa per accelerazione) si può scrivere che a = F / M. La massa (M) aumenta con il volume ed è quindi proporzionale al cubo della dimensione lineare (L3). Dal punto di vista fisiologico, la forza estrinsecata da un muscolo è proporzionale alla sua sezione, quindi la forza è proporzionale al quadrato di una lunghezza lineare (L2); pertanto si può considerare l’accelerazione (a) come proporzionale a L2 / L3, cioè 1/L.
In pratica, maggiore è la taglia, maggior difficoltà ha il soggetto ad accelerare il suo corpo o parti del suo corpo. Nell’ambito della stessa categoria la maggior massa conferisce maggior forza a scapito della velocità di esecuzione del movimento.
Tra una categoria superiore ed una inferiore il vantaggio legato alla maggior forza (che aumenta in proporzione alla sezione muscolare) è molto maggiore dello svantaggio legato alla limitazione dell’accelerazione e quindi della velocità di esecuzione. Sul piano puramente fisiologico, la boxe richiede al contempo forza, agilità e coordinazione neuromuscolare per la precisione e il tempismo nel portare i colpi. Si tratta di un difficile compromesso se si considera che l’esecuzione di un gesto è più precisa se la forza sviluppata è bassa . E’ comune osservazione infatti che i colpi potenti sono spesso imprecisi, mentre i colpi precisi possono essere troppo deboli.
Sul piano psichico la boxe richiede un perfetto equilibrio per la valutazione della strategia di combattimento la quale dipende dalle caratteristiche individuali e dell’avversario. La decisione sul dispendio delle energie deve essere estremamente oculata . E’ certo che sul piano sportivo vi sono pugili che sfruttano con monotonia la loro potenza devastante, mentre altri sono maestri nella tecnica e nella strategia di combattimento.
… spero di non avervi annoiati. Intanto approfitto del lungo periodo di inattività (dopo tre mesi e mezzo di lavoro ininterrotto in ufficio – da agosto… domeniche comprese – un po’ di attività fisica ci voleva) per riprendere lentamente la “preparazione” (come la chiama Lallo) nella palestra di pugilato del palazzetto “B. Speca” (dopo quasi 6 mesi).
Non c’è niente da fare, la boxe è lo sport più bello.
Definizione su wikipedia: “il pugilato (o boxe, dal termine inglese boxing) è un’arte, uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme, tra due atleti che si colpiscono a pugni chiusi. Conosciuto anche come la “nobile arte”, in cui escono le caratteristiche migliori dell’uomo: il coraggio, la forza, l’intelligenza.”
Le sue precise origini non sono note, alcune recenti scoperte sull’isola di Creta ritengono la sua nascita verso il 1500 AC. Omero nell’Iliade parla di un combattimento tra due uomini: il poema risale al 1800 AC circa.
Altre prove indicano che il pugilato già faceva parte dei Giochi Olimpici dell’antichità sin dal 688 AC. Vi sono riferimenti sul pugilato sia ne La Repubblica che nel Gorgia di Platone e nemmeno il poeta Pindaro rimase insensibile al suo fascino, elogiando un campione olimpico del 474 AC. 
Il pugilato, insieme alla corsa, alla lotta e all’uso delle armi, faceva parte dell’educazione di un giovane uomo nella Grecia antica. Nei tempi dei romani il pugilato si diffuse ma divenne molto più violento: si combatteva a mani nude con lacci di cuoio spesso rinforzati da placche di piombo. Non era raro che i combattimenti finissero in tragedia.
Dopo la caduta di Roma nel V secolo DC, il pugilato scomparve e non se ne ebbero più notizie fino al 1681 quando un giornale inglese parlò di un combattimento. La boxe iniziò a prendere la forma da noi conosciuta quando James Figg si autoproclamò primo campione inglese dei pesi massimi, titolo che fu suo dal 1719 al 1730. La boxe divenne negli anni della rivoluzione industriale lo sport dei lavoratori e godette di grande popolarità.
Ma fu solo grazie a Jack Broughton, uno dei successori di Figg, che il pugilato ebbe nel 1734 le sue prime regole scritte.
Il pugilato è considerato qualcosa di più di uno sport, è una nobile arte. Beh, per chi non lo ha mai praticato, parlare di “nobile arte” può lasciare perplessi; vi assicuro che è uno degli sport più appassionanti ed educativi.
Concludo con un video interessante
durante un allenamento in palestra…
Vi aspetto al palazzetto dello sport di San Benedetto del Tronto, numerosi.








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