Archive for the 'Fides Vita' Category

Il Senso si è fatto carne

Auguri per un Santo Natale ;)

A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: “il Verbo si è fatto carne”… Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell’universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere “Dio da Dio, luce da luce” e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni chiama in greco “ho logos” – tradotto in latino “Verbum” e in italiano “il Verbo” – significa anche “il Senso”. Quindi potremmo intendere l’espressione di Giovanni così: “il Senso eterno” del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo. Il “Senso” che si è fatto carne non è semplicemente un’idea generale insita nel mondo; è una “Parola” rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo, ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.
A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. È allora spontaneo domandarsi: “È mai possibile una cosa del genere? È cosa degna di Dio farsi bambino?”. Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l’intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile “infante” per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.
(Benedetto XVI)

Dal volantino Santo Natale 2009 del Movimento Fides Vita

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XIX Convegno Fides Vita

…quello che il nostro cuore desidera e la vita attende non è solo l’incontro con Cristo, ma la permanenza della vita nel continuo rapporto con Lui, dentro una convivenza che ci assimila a Lui (Atti del Convegno Fides Vita 2007)

convegno fides vita

Gli incontri:

Domenica 25 ottobre, ore 11.15
- INCONTRO DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA DEL CONVEGNO: Nicolino Pompei (Fondatore di Fides Vita)
Ore 18.30 Testimonianze da L’Aquila
- INCONTRO CON  S. E. R. Mons. Giuseppe Molinari (Arcivescovo de L’Aquila) e Maurizio Cora (Avvocato)

Lunedì 26 ottobre,  ore 21.15 Con occhi nuovi
- INCONTRO CON Alessandra Borghese (Scrittrice e Giornalista)

Sabato 31 ottobre, ore 18.00
- INCONTRO CON Innocenzo e Marina Figini (Associazione La Cometa)

Domenica 1 novembre, ore 11.15
La Compagnia dei Santi cioè degli uomini veri: MARCELLO CANDIA
- INCONTRO CON Gianmarco Liva (Presidente della Fondazione Marcello Candia)
Ore 18.00 Grazie Gesù
- INCONTRO CON Magdi Cristiano Allam (Deputato al Parlamento Europeo, giornalista e scrittore)

Il programma completo sul sito ufficiale del Movimento www.fidesvita.org

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Che cercate?

CHE CERCATE?
Chiese Gesù ai discepoli che Lo seguivano
Dove abiti? – Chiesero i discepoli a Gesù
Venite e vedrete – Rispose loro

Dal 13-15 agosto 09, area ex-galoppatoio San Benedetto del Tronto, abbiamo vissuto il consueto “l’Avvenimento in piazza”.

Sempre molto interessante Daniela Urbinati, con suo incontro/testimonianza. Stefano Fortuni, Silvia Santarelli e Matteo Torresetti del Villaggio San Michele Arcangelo mi hanno risorpreso e “riavvicinato” al Mistero, testimoniando l’amore alla propria vocazione e la libertà come assoluta dipendenza… –> se ne riceve il centuplo quaggiù ;)

“Dal semplice stare dietro e dentro l’impeto di ragioni e di passione di questa amicizia non programmata – così ha scritto Nicolino descrivendo i tratti della compagnia Fides Vita – sorprendentemente ci siamo trovati davanti un Fatto, una Persona, che molti di noi avevano la convinzione di conoscere, a tal punto che l’avevano già esclusa o consegnata alla tragica “stanza” dell’indifferenza totale. Davanti all’Uomo Gesù e alla sua cattolica Compagnia. Al Cristianesimo. Al Cristianesimo come l’Avvenimento di un Uomo chiamato Gesù con l’unica – introvabile in altre figure di uomini – pretesa di identificarsi con il Significato e la Ragione di tutto, di spiegarsi come la Carne totalmente soddisfacente il cuore di ogni uomo. (…)
Quest’ Uomo di nome Gesù è tutta la nostra certezza. La sua Presenza riconosciuta in tutto – riconosciuta contemporanea ad ogni nostro momento di tempo, viva dentro ogni circostanza e rapporto – è tutta la nostra soddisfazione, la ragione della libertà, la pienezza della ragione. Il vivere con, per, in Lui è tutta la nostra affezione, tutto il nostro giudizio; il criterio e lo scopo di ogni nostra parola, di ogni nostro gesto, di ogni nostra azione”.

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Vacanza Fides Vita

Siete tutti invitati alla vacanza Fides Vita dal 23 Agosto per una settimana a Prati di Tivo (TE), con tutta la compagnia e Nicolino.

L’hotel è il Miramonti, purtroppo. Indecente per servizio, pasti (altro che piatti tipici abruzzesi) e camere (i letti, se proprio li vogliamo chiamare così, sono corti e scomodi… per essere gentili…). Ma alla vacanza con Nicolino non si manca! :)

La verità è che le cose finite possono dare barlumi di gioia
ma solo l’Infinito può riempire il cuore
(BENEDETTO XVI)

Venite anche voi?

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Auguri – Santa Pasqua 2009

Donna non piangere.

Gesù entrando in una città chiamata Nain, si imbatte con una donna vedova che segue, straziata dal dolore, il feretro del suo unico figlio. Di questo incontro viene riportato, seppur in maniera brevissima, qualcosa che ci costringe il cuore e lo sguardo: “Gesù appena la vide pianse, si commosse”.

In latino viene usata l’affermazione: misericordia motus super eam

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Cristina Malizia

Via Nel frammento del movimento Fides Vita, scopro una testimonianza di Cristina, la madrina di mia figlia Silvia.

Molto utile per me. Ti ringrazio Cristina, proponendo qui in versione integrale il tuo articolo.

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Incontro con Nicolino – Santo Natale

Riporto alcuni miei appunti (e di Raffaella) dell’incontro di ieri sera, in cui ero meno distratto e l’attenzione meno superficiale…

La vita di un uomo trova la propria identità, umanità, la sua vera costituzione in quella parte “invisibile”, in quella presenza radicale che dà significato, ragione, preferenza, amore… che dice veramente me in ogni momento sono impegnato a vivere.

Il guadagno vero per ciascuno di noi è quel Bambino con quel “peso” da niente, venuto da una madre semplice, senza un padre naturale, in un avvenimento naturale come il parto; semplici sono lo sguardo e il pianto di un bambino, tanto quanto sconvolgenti e inimmaginabili, che salvano tutti e tutta la vita.

…Nel silenzio di una notte “chiama” un bambino, chiede di essere accudito come figlio da una madre, e che possa trovare come padre il suo fidanzato.
Questo è il momento in cui TUTTO accade, in una notte freddissima, stellatissima, e lo fa sapere per primo a quelli che non lo aspettavano, a quelli che non ne sapevano niente: i pastori.

Cosa può sognare un pastore (che non ha visto mai niente al di fuori di pecore e pascoli)? Senza terra e senza istruzione, senza storia, un popolo semplice (prima di custodire i loro figli, custodivano pecore); ma questa umanità, senza “superfluo”, aveva il contatto con la realtà.

Allora ci domandiamo perchè “Dio non fa Dio”. E’ “troppo uomo” questo Dio, che non sceglie chi deve scegliere, ma si serve di gente come me. Questo documenta tutta la pienezza dell’amore impossibile per l’uomo.

…Ricacciamo il pastore che giace nel profondo di ognuno di noi, quello che chiamiamo umano. Bisogna smetterla a “travestirsi” da Dio. Apriamo gli occhi fino in fondo, accogliamo Gesù fino in fondo: è questa la nostra vocazione che ha in Maria il perfetto parametro.

Dire si a qualcosa che ci è già dato (la compagnia), porci di fronte al si di Maria, questo è il massimo della libertà. Ed è proprio facile. Seguire la stella, adesione continua alla Verità, è il massimo della libertà.

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Il Natale e la speranza

Io e mia moglie Raffaella abbiamo appena ricevuto degli splendidi auguri dalla nostra amica Dina, attraverso un articolo di Julián Carrón apparso su La Repubblica del 23 dicembre, che desidero riproporvi con questo post.

Caro Direttore,
sono stato colpito dalle letture che la Liturgia ambrosiana proponeva il lunedì della terza settimana di Avvento. Come devono essere rimasti sconcertati i membri dell’antico popolo di Israele davanti alle parole del profeta Geremia: «Divorerà le tue messi e il tuo pane; divorerà i tuoi figli e le tue figlie; divorerà i greggi e gli armenti; distruggerà le città fortificate nelle quali riponevi la fiducia» (Ger 5,17). Annunciava loro che un’altra nazione stava per sconfiggere il regno su cui avevano riposto fiducia. «Allora, se diranno: “Perché il Signore nostro Dio ci fa tutte queste cose?”, tu risponderai: “Come voi avete abbandonato il Signore e avete servito divinità straniere nel vostro paese, così servirete gli stranieri in un paese non vostro”» (Ger 5,19).
È come se questo fosse detto per noi; oggi vediamo segnali che preoccupano tutti, come se quello che ha sostenuto la nostra storia non potesse resistere all’urto dei tempi: un giorno sono l’economia, la finanza e il lavoro, un altro la politica e la giustizia, un altro ancora la famiglia, l’inizio della vita e la sua fine naturale. E così, come l’antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?». Perché anche noi siamo stati talmente presuntuosi da pensare di cavarcela dopo avere tagliato la radice che sosteneva l’edificio della nostra civiltà. Negli ultimi secoli, infatti, la nostra cultura ha pensato di poter costruire il futuro da sé, abbandonando Dio. Ora vediamo dove ci sta portando questa pretesa.
Davanti a tutto questo che ci siamo procurati, il Signore che cosa fa? Ce lo indica il profeta Zaccaria, parlando al suo popolo Israele: «Ecco, io manderò», attenzione al nome, «il mio servo Germoglio» (Zc 3,8). È come se davanti alla crisi di un mondo, il nostro – i profeti userebbero per descriverla un’immagine a loro molto cara, quella del tronco secco -, spuntasse un segno di speranza. Tutta l’enormità del tronco secco non può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro.
Ma c’è un inconveniente: anche noi, quando vediamo apparire questo germoglio – come coloro che erano davanti a quel bambino a Nazareth -, possiamo dire scandalizzati: «È mai possibile che una cosa così effimera possa essere la risposta alla nostra attesa di liberazione?». Da una realtà così piccola come la fede in Gesù può venire la salvezza? Ci pare impossibile che tutta la nostra speranza possa poggiare sulla appartenenza a questo fragile segno, ed è motivo di scandalo la promessa che solo a partire da esso si possa ricostruire tutto. Eppure uomini come san Benedetto e san Francesco hanno fatto proprio così: cominciarono a vivere appartenendo a quel germoglio che si era inoltrato nel tempo e nello spazio, la Chiesa. E sono diventati protagonisti di popolo e di storia.
Benedetto non affrontò da arrabbiato la fine dell’impero, non protestò perché il mondo non era cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l’immoralità dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che divenne attraente per tanti. E fu l’albore di un mondo nuovo, piccolo quanto si vuole – quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente concreto che l’opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e ha trasformato l’Europa, umanizzandola.
«Egli si è mostrato. Egli personalmente», ha detto Benedetto XVI parlando del Dio-con-noi. E don Giussani: «Quell’uomo di duemila anni fa si cela, diventa presente, sotto la tenda, sotto l’aspetto di un’umanità diversa», in un segno reale che desta il presentimento di quella vita che tutti attendiamo per non soccombere al nostro male e ai segnali del nulla che avanza. È la speranza che ci annuncia il Natale, per cui gridiamo: «Vieni, Signore Gesù!».
Grazie.

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Buon Santo Natale 2008

La novità è un fatto: Egli si è mostrato.

“Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.” San Paolo non annuncia dei ignoti. Annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l’Ignoto e l’Inconoscibile…

continua…

Benedetto XVI

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Nicolino Pompei – 26 febbraio 2000.

Ci sono riuscito! (con il download del video, intendo…).

Al termine della Santa Messa del nostro matrimonio (vedi mio post oggi mi sposo di qualche settimana fa), abbiamo chiesto a Nicolino il suo intervento, affinchè ci aiutasse a rendere più chiaro il Vero significato del matrinonio.

Prima parte:

… continua

Affinchè sia una possibilità, per voi riconoscere, per altri amici incontrare, il medesimo, sorprendente, meraviglioso, intelligente avvenimento di Cristo… un fatto per cui vale la pena affrontare tutto…

Con immensa gratitudine. Marco e Raffaella.

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