Archive for the 'Sport' Category

Impossible is nothing

IMPOSSIBILE E’ SOLO UNA PAROLA PRONUCIATA DA PICCOLI UOMINI CHE TROVANO PIU’ FACILE VIVERE NEL MONDO CHE GLI E’ STATO DATO, PIUTTOSTO CHE TENTARE DI CAMBIARLO.

IMPOSSIBILE NON E’ UN DATO DI FATTO, E’ UN’OPINIONE. IMPOSSIBILE NON E’ UNA REGOLA, E’ UNA SFIDA. IMPOSSIBILE NON E’ UGUALE PER TUTTI. IMPOSSIBILE NON E’ PER SEMPRE.

IMPOSSIBLE IS NOTHING.

(Muhammed Alì)

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Ancora un po’ di pugilato

Il pugilato (oppure, dall’inglese: box, in francese: boxe) è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme. E’ uno degli sport più antichi (e più belli) che si conoscano.

Nei graffiti preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso il British museum of London è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà della mesopotania e dell’antico egitto. In Egitto era guardia scelta del faraone Ramses II la tribù guerriera Shardana proveniente dall’isola di Sardegna, dove sono state ritrovate al suo interno numerose statue di pugili del primo millennio che secondo l’archeologo e accademico dei lincei professore Giovanni Lilliu precedono la statuaria greca e gli stessi racconti omerici. L’epica sumera, l’inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh, sono pieni di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali.

Il tempo che ho a disposizione, purtroppo :( è molto limitato, per cui dopo mesi di inattività sono riuscito a fare qualche ripresa di sacco, finalmente :) … ma che fatica…

Bruno Sgattoni alle riprese…

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Pugilato

Mike Tyson – all’anagrafe Michael Gerard Tyson.

Chiunque pensi che Mike non sappia boxare o non avesse tecnica probabilmente non ha mai messo piede in una palestra, voglio dire… Cus gli insegnò ogni trucchetto possibile, poteva schivare con il busto, mandarti a vuoto, era il paradigma dello swarmer, un maestro nell’arte della combinazione ‘gancio al corpo-montante’, implacabile nelle serie al corpo, una versione raffinata dei vecchi Dempsey e Frazier.

Emmanuel Steward

Peccato che il video sia graficamente di scarsa qualità… :)

Potenza e velocità, due qualità di rado riscontrabili contemporaneamente in un pugile peso massimo, ne hanno decretato l’indiscutibile successo professionale e di pubblico.

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Rugby: clan Olivieri

Inizia la scuola e iniziano gli allenamenti. Ecco la prima “mischia” della stagione dei baby rugby :D

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Pugilato che sport!

Nel 1825 si svolse il primo incontro di pugilato, tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un’invasione di campo da parte della folla, la fuga dell’arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori. L’ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi. Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno. Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l’obbligo per l’atro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese che veniva lasciato alla contrattazione tra i pugili. Tuttavia, era facoltà dell’arbitro prolungare l’incontro sino a che non fosse manifesta l’inferiorità di uno dei due contendenti. Rimaneva quindi il concetto che il perdente era colui che soccombeva, soluzione quindi molto prossima a quella del KO.

Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell’incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti.

Intanto, anche se gli impegni e lo stress non mi danno tregua (guarda i ritardi del caro Stefano Mainardi nella fine lavori dello store Offique ), ho rimesso piede in palestra, dopo vari mesi… La passione per il pugilato va oltre ogni problema :)

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Lazio campione!

Che goal! Zaaraaaateeeeeeeeeee!

Mai banali, distinti dalla massa. Sempre in prima fila!

E’ una storia vera, genuina, limpida e dimostrabile….. E’ LA LAZIO!

Avanti LAZIO!

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Battesimo del mare – atollo di Mnemba

Carlo, devo ringraziare te per il nostro “battesimo del mare“, nei fantastici fondali dell’esclusivo, minuscolo e privato atollo di Mnemba (l’accesso è limitato agli ospiti del lodge), circondato da una barriera corallina che ospita una vita marina molto varia. Dista solo due chilometri dalle coste di Zanzibar, ma sembra appartenere a un altro pianeta.

Che vi siete persi! Le magie dell’Oceano Indiano, con infinite gradazioni d’azzurro, turchese, celeste e blu.

Prima lo snorkeling,  poi l’immersione per circa mezz’ora, fino a 12 metri :)

L’atollo di Mnemba (ci vengono anche le barche dei diving di Matemwe), offre reef di ogni tipo e una visibilità fino a 30 metri. Abbiamo incontrano murene (bellissima la murena maculata), cernie, razze, tartarughe, aragoste, pesci pagliaccio e 2 possenti napolaeoni (Carlo, ti sei cagato addosso, ricordi?).

Che dire del pranzo selvaggio a base di polipi, aragoste e cicale… e la cena al pontile ;)

Vi mostro alcuni altri video girati durante la settimana in Africa.

I bambini zanzibarini sempre col sorriso… e la gara delle caramelle (poi dei quaderni)…

Indimenticabile Zanzibar

La capitale Stone town e il mercato delle spezie… poi odore “forte” al mercato del pesce :)

A presto Africa!

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Calcio spettacolo in Tanzania

Ragazzi, che vi siete persi!

A Zanzibar si è svolto il prestigioso torneo “Villaggi Bravo” che vedeva impegnate le selezioni Italiane e Zanzibarine (beach boys e Masai).

Nessuna chance per le formazioni locali, i beach boys storditi all’esordio per 4-3, successivamente in finale i guerrieri Masai sono stati battuti con un secco 5-2. Tra i migliori il portierone Carlo (veramente fantastico), il leone Angelo (un muro in difesa) e la centravanti di sfondamento Mercedes (2 goals capolavoro).

Vi mostro alcune foto gentilmente offerte dalla Gazzetta dello sport ;)

Dopo la coppa di Tanzania, si profila un torneo ancor più arduo nel prossimo settembre 2009: la coppa Malindi in Kenya. Riusciranno i nostri campioni ad avere la meglio contro le gazzelle africane?

Prossimamente su questo schermo :)

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Attenzione alle valanghe…

… a Prati di Tivo c’è stato un allarme valanghe domenica primo marzo :)

poi è rientrato ;)

Luigi alla prima uscita ha superato la sua mamma sullo snowboard… la quale ha avuto subito un guizzo di amor proprio e… guardate come scende!

Domenica prossima facciamo il bis! Chi si aggrega?

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Le prime regole della nobile arte della difesa

…solo nel 1719 vediamo nascere a Londra una scuola moderna di pugilato. Nello stesso anno un certo James Figg si autodichiarò campione di boxe avendo vinto 15 combattimenti e non trovando nessun avversario che avesse il coraggio di sfidarlo. Figg aveva un corpo di atleta, era alto 1.84 cm e pesava 84 kg. Al tempo non si parlava di boxe ma di “nobile arte della difesa”. Naturalmente, oltre al sapersi difendere, a scuola si imparava anche come far valere i propri diritti, i quali erano meglio difesi dopo abbondanti mescite di birra e gin. Non esistevano regole di combattimento e i pugilatori lottavano a mani nude.
Il successore sul trono di Figg, certo Jack Broughton, propose nel 1743 un codice di regole che includevano: l’identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugilatore, l’identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati e cioè: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura. Era inoltre prevista la sospensione dell’incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori erano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto. Non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Era inoltre regola che si facessero scommesse e gli stessi pugilatori scommettevano su se stessi.
Famoso il caso di Johnson Jackling che, forte della sua superiorità, nella seconda metà del 1700 si arricchì grandemente puntando sempre su se stesso. Morì però in povertà, dopo aver suscitato entusiasmi enormi e sperperato la sua fortuna. Vediamoci adesso un po’ “movimento”…

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