Esperienza forte il simulatore del terremoto aquilano… per comprendere come gli abitanti de L’Aquila hanno vissuto i 48 secondi della prima scossa che ha distrutto l’Abruzzo il 6 aprile scorso. Tre prove, le prime due hanno riprodotto l’effetto delle vibrazioni al pian terreno e al quinto piano di un edificio tradizionale mentre l’ultima, sempre al quinto piano ma di un edificio progettato secondo le norme sismiche. Raffaella bianca in volto dopo le prime due prove… (ultima foto a destra)
Piacevole il B&B di Busto Arsizio, Giuseppe molto gentile ci ha consigliato per bene anche per cena: Osteria dul Tarlisu.
Cotoletta alla milanese (che ti aspettavi da Raffaella??), Tagliatelle al sugo di lepre, Polenta e bruscitti.
Al mattino risveglio a zero gradi con neve copiosa. Bello no?
Il pugilato (oppure, dall’inglese: box, in francese: boxe) è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme. E’ uno degli sport più antichi (e più belli) che si conoscano.
Nei graffiti preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso il British museum of London è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà della mesopotania e dell’antico egitto. In Egitto era guardia scelta del faraone Ramses II la tribù guerriera Shardana proveniente dall’isola di Sardegna, dove sono state ritrovate al suo interno numerose statue di pugili del primo millennio che secondo l’archeologo e accademico dei lincei professore Giovanni Lilliu precedono la statuaria greca e gli stessi racconti omerici. L’epica sumera, l’inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh, sono pieni di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali.
Il tempo che ho a disposizione, purtroppo è molto limitato, per cui dopo mesi di inattività sono riuscito a fare qualche ripresa di sacco, finalmente … ma che fatica…
Dura (come al solito) la scelta del ristorante… alla fine si è scelta la soluzione più economica. Ecco alcune foto della festa.
Nella prima foto a sinistra trovate le famose Winx di San Benedetto (Ninetta e Carla Winx). Se volete incontrarle anche voi, le trovate ogni domenica alle 13 circa al caffè Florian o comunque ogni sera alle 19.30 al corso. Richiestissime! Miticheeee
Poi nelle successive trovate la festeggiata con le nipoti. Segnalo nell’ultima foto Zorro la Socera
Magi è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι). Si tratta di un titolo riferito specificamente ai re-sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell’ultimo periodo dell’impero persiano.
Per il Vangelo di Matteo i Magi sarebbero stati le prime autorità religiose ad adorare il Cristo e quindi, dei tre doni che essi portavano con sé, da questo punto di vista, il più importante era l’ultimo, la mirra. Si tratta di una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso: la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina.
Ebbene, sono giunti da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il re dei Giudei che era nato. Sulla base dei tre doni portati, oro, incenso e mirra, sono tre e si chiamano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.
Eccoli qui in visita presso la nostra parrocchia
Poi, la consegna delle letterine e la benedizione.
A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: “il Verbo si è fatto carne”… Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell’universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere “Dio da Dio, luce da luce” e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni chiama in greco “ho logos” – tradotto in latino “Verbum” e in italiano “il Verbo” – significa anche “il Senso”. Quindi potremmo intendere l’espressione di Giovanni così: “il Senso eterno” del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo. Il “Senso” che si è fatto carne non è semplicemente un’idea generale insita nel mondo; è una “Parola” rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo, ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.
A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. È allora spontaneo domandarsi: “È mai possibile una cosa del genere? È cosa degna di Dio farsi bambino?”. Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l’intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile “infante” per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.
(Benedetto XVI)
Chiunque pensi che Mike non sappia boxare o non avesse tecnica probabilmente non ha mai messo piede in una palestra, voglio dire… Cus gli insegnò ogni trucchetto possibile, poteva schivare con il busto, mandarti a vuoto, era il paradigma dello swarmer, un maestro nell’arte della combinazione ‘gancio al corpo-montante’, implacabile nelle serie al corpo, una versione raffinata dei vecchi Dempsey e Frazier.
Emmanuel Steward
Peccato che il video sia graficamente di scarsa qualità…
Potenza e velocità, due qualità di rado riscontrabili contemporaneamente in un pugile peso massimo, ne hanno decretato l’indiscutibile successo professionale e di pubblico.
Il nome Zanzibar (زنگبار) deriva molto probabilmente dal persiano Zang-i bar (”Terra dei neri”). Basato solo sull’assonanza è il riferimento allo zenzero (in arabo zanjabīl), una delle spezie prodotte nell’arcipelago.
Un arcipelago situato nell’Oceano Indiano, 25-50 km al largo della costa della Tanzania. Il nome “Zanzibar” viene spesso usato per riferirsi alla principale isola dell’arcipelago, detta anche Unguja (800.000 abitanti, 1.554 km² di superficie).
Chi ci è stato (come me ) può avere solo degli ottimi ricordi…
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